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Mercato

 


Il mercato dell’auto elettrica in Europa

 

Le indagini di mercato sulle auto elettriche condotte negli anni recenti stimano al 2030 una diffusione che potrebbe oscillare tra pochi percento e il 50% del mercato auto. Questa enorme variabilità la dice lunga sui tanti fattori che concorrono alle scelte del consumatore: prestazioni dei veicoli e loro evoluzione, insufficienti informazioni e diffidenza, costi, presenza o meno di incentivazioni economiche e operative per l’avvio del mercato, l’emergere di altre tecnologie, l’indirizzo politico, e altre ancora.

Quello che è certo è che nel panorama internazionale l’Italia si colloca oggi tra gli ultimi posti, con vendite pro-capite largamente inferiori a quelle degli altri Paesi industrializzati. E’ di tutta evidenza che a fronte di ottime motivazioni per il Paese, quello che difetta da noi sono le insufficienti motivazioni per il consumatore.

A fine 2014 risultano complessivamente venduti al mondo circa 650.000 veicoli a batteria o ibridi con batteria ricaricabile dalla rete (plug-in). Il numero totale in tutta Europa (soli autoveicoli, esclusi i quadricicli) è per confronto assai più esiguo, restando ancora assai lontano dalle previsioni preconizzate da molti guru del mercato.  La tabella a fianco riporta le vendite europee nell’anno 2013, ed evidenzia che i Paesi europei con la politica maggiormente determinata verso questo mercato sono con tutta evidenza la Norvegia e l’Olanda. Concorre a questo orientamento la mancanza di un’industria automobilistica locale, che in una visione ambientale ed energetica di grande concretezza suggerisce l’opportunità di importare la maggior quota possibile di veicoli capaci di operare a zero emissioni: a batteria e ibridi plug-in, anche se con una propensione molto diversa verso le due tipologie (in Norvegia in maggioranza a batteria, in Olanda in maggioranza ibridi plug-in).  Contribuisce peraltro con tutta evidenza, in particolare per la Norvegia, anche l’elevato PIL pro-capite.    

 Nel 2014 il primato delle vendite pro-capite ha visto in testa ancora la Norvegia dove il 14% delle auto messe su strada era elettrica, l’Olanda col 5%,  l’Islanda con il 2,5% e la Svezia con quasi il 2%.  L’obiettivo del governo norvegese è di raggiungere le 50.000 unità per la fine dl 2018, e un analogo obiettivo sembra essere nelle intenzioni dell’Olanda.

Queste cifre sono chiaramente il risultato di una politica fortemente orientata alle zero emissioni. Il fattore più efficace in Norvegia è probabilmente il regime fiscale (immatricolazione, IVA) particolarmente favorevole a questi veicoli, che li pone in condizioni di competitività economica con quelli endotermici che sono invece fortemente tassati. Inoltre la grande maggioranza dei veicoli ha la possibilità di ricarica nell’ambiente in cui viene normalmente ricoverato – possibilità questa che è a sua volta il risultato di una oculata politica urbanistica che ha condotto nel tempo a una considerevole diffusione di box e posti auto residenziali.

In Norvegia i veicoli elettrici e plug-in sono esenti dalla tassa annuale di circolazione (misura in vigore anche in Italia con l’esenzione dalla tassa di possesso per i primi 5 anni), hanno la gratuità della sosta in tutto il Paese (misura questa in vigore anche in alcune città italiane ma in modo disorganico e a macchia di leopardo), possono circolare in tutto il Paese nelle corsie riservate ai mezzi pubblici, e sono esenti da tutti i pedaggi (autostrade, ponti, traghetti).

Gioca un ruolo significativo anche la presenza di una infrastruttura di ricarica pubblica, non tanto per la sua diffusione (circa 5000 prese di ricarica contro le circa 2400 italiane dove la popolazione di mezzi elettrici è ben più esigua), quanto per la loro totale gratuità.

Una politica altrettanto efficace è presente in Olanda, dove quasi l’85% delle nuove auto immatricolate recentemente è della famiglia delle ibride plug-in, più che in qualunque altro Paese al mondo.

Il modestissimo 0,07% delle vendite italiane di auto elettriche in Italia nel 2013 e lo 0,1% nel 2014 non necessita di commenti sull’insufficiente efficacia e organicità delle misure di sostegno finora poste in essere

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