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Ricarica privata

           


                   

 L’infrastruttura di ricarica privata

Nella fase iniziale di avvio del mercato è comprensibile, ed è testimoniato dai fatti, che quanti fanno la scelta dell’elettrico siano in prevalenza i soggetti che hanno la possibilità di ricaricare nell’area in cui il proprio veicolo viene normalmente ricoverato (abitazione o parcheggio aziendale). Ne è conferma il fatto che nei Paesi con maggior diffusione di veicoli elettrici (Francia e Norvegia), meno del 10% delle ricariche risulta oggi essere fatto presso colonnine pubbliche.

 È altrettanto realistico che la scelta verso l’elettrico da parte di quanti non hanno tale disponibilità potrà avere un peso significativo solo quando sarà già esistente e consolidata una diffusione capillare della rete pubblica di ricarica, a maggior ragione se costituita da punti di ricarica veloce o rapida; situazione il cui raggiungimento richiede tempi lunghi e adeguati investimenti.

La stessa UE, come traspare dalle attività che hanno condotto alla formulazione della Direttiva 2014/94/EU (Deployment of alternative fuels infrastructure), considera implicitamente che la ricarica “normale” dei veicoli elettrici sia quella condotta nella loro sede, e che la ricarica “pubblica” abbia funzione sostanzialmente complementare. Nelle stime sul dimensionamento necessario per una tale infrastruttura di ricarica veniva orientativamente attribuito all’Italia un numero complessivo  di punti di ricarica attorno al milione di prese, delle quali però solo 100.000 circa pubbliche, mentre la grande maggioranza era implicitamente vista come ricarica domestica o aziendale.

E’ quindi fondamentale nella fase iniziale di avvio del mercato il rapido sviluppo di questa rete di ricarica privata, anche tenuto conto che la tariffazione per la ricarica pubblica è inevitabilmente più costosa di quella domestica. D’altra parte, una ricarica domestica fatta nottetempo con un normale allacciamento da 3,3 kW (i più diffuso in Italia), permette di reintegrare in batteria l’intera autonomia di 150 km e oltre, a un costo assai basso.

Con la sua Deliberazione ARG/elt 56/10 dell’aprile 2010 (Disposizioni in materia di connessioni per l’alimentazione di pompe di calore e di veicoli elettrici), l’Autorità italiana per l’Energia e il Gas ha già rimosso i vincoli normativi sui punti di prelievo dell’energia (POD – Point Of Delivery) nei luoghi privati, consentendo la possibilità di ricaricare dal POD domestico e anche di predisporre punti di prelievo addizionali con contatore dedicato ai veicoli elettrici per famiglie, condomini e parcheggi aziendali alle tariffe elettriche  “Bassa Tensione – Altri Usi”.

Inoltre, la legislazione italiana di sostegno alla mobilità elettrica impone alle assemblee condominiali l’obbligatorietà di concedere ai condomini il permesso di attuare le opere necessarie ad allestire punti di ricarica nei box individuali o nelle aree adibite a parcheggio condominiale; l’entità dei relativi costi, a carico del richiedente, è spesso sottostimata: gli interventi in questione implicano, oltre all’eventuale stipula di un nuovo contratto di fornitura, l’installazione dei “wall-box” di ricarica o di dispositivi di ricarica in “Modo 2” e, soprattutto, potrebbero richiedere l’incremento della potenza elettrica da addurre ai box con conseguenti interventi di opere impiantistiche e murarie, tenuto conto che negli immobili italiani i cablaggi elettrici di box e posti auto sono frequentemente dimensionati per potenze largamente inferiori a quelle richieste da una popolazione pur minima di veicoli elettrici.

Il costo complessivo di tutto ciò può rappresentare un ulteriore elemento di incertezza verso la scelta del mezzo elettrico. Meriterebbe quindi attenzione l’opportunità di forme di incentivazione anche su questo versante, attraverso agevolazioni fiscali a livello nazionale (equiparazione agli interventi di ristrutturazioni per risparmio energetico) o a livello locale.

In merito alla possibile diffusione dell’infrastruttura privata, il quadro informativo fornito dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare della Agenzia delle Entrate sembra smentire la diffusa percezione che in Italia la popolazione di autovetture ricoverate in aree private sia molto modesta. Come appare dalla tabella che segue, che riporta la situazione di alcune città, il numero di unità immobiliari accatastate nella categoria C6 (che oltre alle “rimesse ed autorimesse senza fine di lucro” include anche una marginalità di “stalle e scuderie”) è largamente superiore alle migliori ipotesi di penetrazione della mobilità elettrica nel medio termine (a Milano, a titolo di esempio, tali unità immobiliari sarebbero dell’ordine del 47% delle autovetture dei residenti), ed è presumibile che presso molte vi sia la possibilità tecnica di allestire allacciamenti di ricarica privati per i veicoli elettrici. L’individuazione di tali soggetti, presso i quali potrebbe più facilmente risiedere la disponibilità verso il ricorso ai mezzi elettrici, potrebbe essere uno dei punti di partenza per la diffusione dell’auto elettrica privata, attraverso azioni di informazione e di sostegno in termini di agevolazioni amministrative e di fiscalità locale o di “crediti di mobilità” per chi fa la scelta dell’elettrico. 

Su questo stesso tema le amministrazioni comunali po­trebbero intervenire anche attraverso la regolamentazione edilizia, rendendo vincolante o comunque incoraggiando la realizzazione di una frazione minima di punti di ricarica nei box e posti auto degli edifici di nuova costruzione, imponendo che il cablaggio degli edifici sia dimensionato adeguatamente già in fase di progetto dell’immobile. In effetti il PNIRE, che si pone tra gli obiettivi la promozione dell’adeguamento tecnologico degli edifici esistenti (senza peraltro allocare alcuna risorsa a sostegno), pone alcuni vincoli in questo senso specificando che i Comuni possono accordare l’esonero e le agevolazioni in materia di tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche in favore dei proprietari di immobili che eseguono gli interventi qui considerati.

Meriterebbero infine particolare attenzione e sostegno i garage a pagamento, per consentire il ricorso al mezzo elettrico anche da parte di quanti, pur non disponendo di un box o posto auto condominiale, e preferendo evitare il parcheggio lungo il marciapiede, ricoverano abitualmente il proprio veicolo in autorimesse esterne.

  

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